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  Il Rugby

«Il rugby è un gioco per buoni sportivi di tutte le classi sociali, ma non lo è per un cattivo sportivo, a qualsiasi classe appartenga»
(W. J. Carep, vescovo inglese. Motto della squadra dei Barbarians)

Dal 2000 il rugby ha conquistato molti appassionati in Italia grazie alla visibilità che la nostra nazionale ha avuto partecipando al torneo più famoso, il “Sei Nazioni”(Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda, Francia e Italia).

Come nasce il rugby e quali sono le regole principali?
Secondo la leggenda, questo sport deve il suo nome a una cittadina inglese, Rugby, sede di uno dei più aristocratici college britannici. La leggenda narra che nel 1823 il giovane studente William Webb Ellis (a cui oggi è intitolato il trofeo della Coppa del Mondo), durante una partita di un gioco collettivo della scuola, afferrò il pallone con le mani e, anziché calciarlo come previsto, partì con la palla in mano verso l'opposta linea di fondo. A questo episodio si fa risalire la nascita del rugby, che si caratterizza per la possibilità di contatto fisico tra i giocatori, per la palla ovale e per la modalità del passaggio.
Le quattro regole fondamentali del rugby sono:
- la meta: l’obiettivo dell’azione è segnare la “meta” ovvero portare il pallone oltre la linea di fondo-campo della squadra avversaria oppure calciarla tra i due pali della porta sopra la traversa;
- il diritto alla difesa: il regolamento permette alla squadra che non è in possesso del pallone di poter fermare l'avversario (placcaggio) per arrestarne l'avanzamento e recuperare il pallone;
- il fuorigioco: avversari davanti - compagni dietro. Il rugby è uno “sport di contatto” dove le due squadre si affrontano a viso aperto, e affinché questo scontro sia permanente, bisogna che gli avversari siano davanti ed i compagni dietro. Il confronto è sicuramente duro ma leale ed il rispetto dell'uomo è prioritario e totale;
- il tenuto: il pallone non può essere trattenuto da un giocatore a terra o in un raggruppamento; la palla deve essere resa disponibile agli altri compagni e agli avversari. È il principio della continuità: si dice, in gergo, che durante la partita, il pallone “deve continuare a vivere”.
ll giocatore in possesso di palla non è mai lasciato solo: quando è in difficoltà, giungono i suoi compagni in aiuto. E' la qualità umana e tecnica di questi sostegni che porterà alla conservazione o al recupero del pallone. I giocatori giunti in sostegno per la conservazione ed i giocatori giunti in sostegno per il recupero, si affrontano, per la vita del pallone o per la sua morte (con la morte del pallone si avrà arresto del gioco, che ripartirà da una mischia, una “touche” o un calcio di punizione). Ogni giocatore è sempre utile, mai inattivo, sempre vigile e attento: pensa per sé e per gli altri.

Jean Giraudoux, giornalista e commediografo francese, scrisse: « Otto giocatori forti e attivi,  due leggeri e furbi, quattro rapidi e un ultimo modello di flemma e di sangue freddo. Una squadra di rugby è la proporzione ideale fra gli uomini ». Quali sono i ruoli dei giocatori e che caratteristiche devono possedere?
Nel Rugby le squadre sono composte da 15 giocatori, che ricoprono i seguenti ruoli:
- 8 avanti che costituiscono prima, seconda e terza linea del pacchetto di mischia. Le seconde linee sono giocatori molto alti, atletici, con un'ottima capacità nel saltare e una grande forza fisica. La terza linea è formata da un centro e due ali. Il centro o “numero 8” è solitamente alto e fisicamente prestante, mentre le terze linee ali o “flankers” sono i più agili tra gli avanti, dato il loro duplice ruolo: abbinano doti di placcaggio e velocità.
- 1 mediano di mischia che è di solito relativamente piccolo ma ha un'ampia visione di gioco.
- 1 mediano di apertura, che deve essere veloce e possiede un’ottima progressione nella corsa, è un buon calciatore e sa maneggiare la palla.
- 4 trequarti che si distinguono in due tre quarti centro e due tre quarti ala. I centri devono avere buone capacità per tutti gli aspetti del gioco: in difesa ottimi placcatori, in attacco devono essere in grado di rompere la linea difensiva avversaria e di poter fare dei buoni passaggi. Le ali, spesso i giocatori più veloci della squadra, sono responsabili delle fasi finali delle azioni di gioco volte a segnare una meta.
- 1 estremo che ha il compito di rimanere in posizione arretrata per difendere gli attacchi che superano la prima linea di difesa. Deve, quindi, essere bravo nel placcaggio, ma sono necessarie anche una buona di visione di gioco e capacità nei calci per i rinvii. Per questo sono richieste velocità ed esplosività nella corsa in campo aperto.
Tutti i giocatori di rugby devono possedere tecnica, velocità, colpo d'occhio, forza fisica, tempismo. L'orientamento tecnico-atletico dell’allenamento, in questa disciplina, deve mirare allo sviluppo della coordinazione motoria, della destrezza, della rapidità, della mobilità articolare, della velocità, della resistenza generale e della forza.
È uno sport che richiede oltre a doti fisiche anche virtù morali ed educative quali la generosità, lo spirito di sacrificio ma, soprattutto, la lealtà e la fiducia in se stessi, nei propri compagni e negli avversari.Tutto quello che accade durante una partita di rugby richiede un lavoro di gruppo: dalla conquista all'utilizzo e alla segnatura di ogni singolo pallone, e tutto lo si fa per raggiungere la vittoria, che difficilmente è il premio della squadra fortunata, ma è gratifica della squadra che esprime il miglior gioco.

Il rugby è spesso considerato uno sport per “energumeni”. Questo può far pensare che praticare questo sport può essere controproducente, per esempio, per ragazzi che presentano problemi di eccessivo peso corporeo. Che spesa energetica richiede il rugby e a chi è consigliato?
Come altri “sport di squadra con la palla”, anche il rugby, dal punto di vista metabolico è considerato uno “sport a impegno aerobico-anaerobico alternato”, ma con l’impegno di rilevanti masse muscolari e la richiesta di elevate espressioni di forza muscolare distrettuale. Il dispendio energetico richiesto, sia in allenamento sia in partita, è indicativamente valutato superiore a 10 kcalorie/minuto, tra i più elevati delle varie discipline sportive. Come per tutte le forme di attività fisica, sport e/o movimenti della vita quotidiana, ai valori sopraindicati va aggiunta o sottratta, rispettivamente, una quota pari al 10% ogni 7 chili di peso corporeo in più o in meno.
Proprio in virtù di tutte queste caratteristiche, metaboliche e psico-pedagociche, la pratica regolare del rugby dovrebbe essere consigliata ai ragazzi in generale e a quelli in sovrappeso corporeo in particolare. In tal modo, infatti, si otterrebbero almeno due importanti benefici sul piano fisico e su quello psicologico.
Da un lato, un cospicuo incremento del dispendio energetico, indispensabile per contrastare i gravi danni alla salute causati dalla crescente sedentarietà e dalle scorrette abitudini alimentari; dall’altro, una maggiore motivazione e adesione alla pratica sportiva da parte dei ragazzi obesi e in sovrappeso, che proprio dalla loro maggiore massa corporea trarrebbero un considerevole vantaggio in termini di risultati sportivi.
Si potrebbe, così, trasformare una caratteristica “negativa” del corpo in una qualità sportiva positiva, che ne esalterebbe il ruolo nella squadra, conferendo loro maggiore sicurezza e prestigio, e contribuirebbe ad aumentarne anche le capacità di autocontrollo.
Questo gioco, che i bambini possono iniziare a partire dagli 8 anni, insegna, poi, non solo la destrezza finalizzata a superare l'avversario, ma anche la cooperazione di gruppo, la disciplina e il rigore dell'azione. Giocando a rugby il bambino si realizza pienamente, si costruisce sul piano sociale, affettivo, cognitivo e motorio. Disciplina, rigore, altruismo: questi gli insegnamenti di uno sport sicuramente duro, di combattimento, ma sempre nel rispetto delle regole.

Una tradizione importante nel gioco del rugby è il “terzo tempo”. Anche nei campi della massima serie italiana al termine della partita i giocatori delle due squadre sono soliti ritrovarsi assieme ai tifosi e a tutti coloro che hanno preso parte allo svolgimento della gara per festeggiare l’incontro appena concluso. L’atmosfera di cordialità nella quale si stemperano le tensioni della partita è uno degli aspetti che più divertono chi vi partecipa e più affascinano chi segue questo sport dall’ esterno. La tradizione prevede un banchetto, offerto dalla squadra che ha ospitato l’incontro. Non c’è dubbio, quindi, sul fatto che i rugbisti siano anche degli amanti della buona tavola. Ma qual è l’alimentazione corretta per questa disciplina sportiva? Consigli specifici?
I carboidrati, soprattutto quelli complessi (gli amidi contenuti nei cereali e, in misura minore, nei legumi), meglio se integrali, devono essere i nutrienti maggiormente rappresentati (55-60% dell’energia totale giornaliera = ETG). Per quanto riguarda la quota lipidica (25-30% dell’ETG) sarà importante non eccedere nel consumo totale di questi importantissimi nutrienti, preferendo i grassi vegetali, soprattutto l’olio extravergine d’oliva - meglio se consumato a crudo - ed evitando un apporto eccessivo di grassi animali.
Chi pratica il rugby, anche ad alto livello, deve trovare un giusto equilibrio tra proteine di provenienza animale (carni bianche e rosse, pesci, derivati del latte) e vegetale (cereali e legumi), che in generale devono coprire circa il 10-15% dell’ETG, con apporti pari a 1,5-1,7 massimo 2,0 grammi per kg di peso corporeo desiderabile.
Le grandi masse muscolari, necessarie, soprattutto in alcuni ruoli del rugby, possono essere costruite e mantenute seguendo le giuste regole dell’alimentazione tipica della nostra cultura gastronomica – sana, varia, ricca e gustosa - senza bisogno di consumare, inutili e talvolta dannosi, elevati quantitativi di proteine, soprattutto di origine animale (carni, pesci, uova e formaggi), e, ancor più, ricorrendo all’uso d’integratori a base di proteine, aminoacidi e altre sostanze pubblicizzate come capaci di incrementare i processi anabolici (aumento delle masse corporee), anche se mancano prove scientificamente valide sulla loro reale efficacia.
Soprattutto nel caso di giovani atleti, a prescindere dalla disciplina sportiva praticata, questo genere di prodotti dovrebbe essere sconsigliato in modo assoluto anche per evitare di creare le premesse per lo sviluppo di pericolose condizioni di “dipendenza psicologica”, minando la fiducia in loro stessi e facendogli credere, erroneamente, che là dove non riescono ad arrivare con i propri mezzi, l’allenamento e la normale alimentazione, possano raggiungere gli stessi risultati facendo ricorso ad aiuti esterni capaci di rendere tutto più semplice e veloce.
Si ricorda, inoltre, la necessità di un consumo elevato di acqua, frutta e alimenti di origine vegetale in genere, per garantire un apporto ottimale di liquidi, minerali, vitamine, fibra e sostanze antiossidanti.
Per quanto riguarda la corretta idratazione, il consiglio è quello di bere prima, durante e dopo l’attività sportiva. Per essere sicuri di assumere la giusta quantità di acqua si può far riferimento alle perdite in termini di peso corporeo (x kg persi durante l’attività moltiplicato per 1,5 = quantità di acqua in litri da reintegrare nelle ore successive l’allenamento/gara).
Se l’impegno fisico supera i 60 minuti oppure le condizioni atmosferiche e ambientali sono particolarmente sfavorevoli è necessario “reintegrare” insieme all’acqua anche zuccheri e sodio. Per questo, esistono molte preparazioni commerciali già pronte all’uso che sono spesso però ricche di coloranti conservanti. Una valida alternativa “fai-da-te” prevede 250 ml di succo di frutta (“diet”, se si vuole controllare l’apporto calorico e al gusto di albicocca per incrementare, di poco, l’apporto di potassio) + 750 ml di acqua + 1 pizzico di sale da cucina.

«No war. Play rugby».
(Striscione esposto allo Stadio Flaminio di Roma in occasione di un incontro tra Italia e Galles)

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