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Quanti sport conosci? E di quanti avresti sempre voluto conoscere le regole, le curiosità e il regime alimentare più corretto per praticarli? Leggi qui tutte le interviste ai medici specialisti del Comitato Scientifico.
 
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  La Pallapugno

Della squadra fanno parte due terzini, ma non è il calcio. C'è anche il centrale, ma non è la pallavolo. In ogni azione di gioco si usa il pugno, ma non c'entra il pugilato. E, sebbene il giocatore più importante dei quattro sia il battitore, esso non ha nulla a che vedere con il baseball. È la palla pugno. Ed ecco che per scoprire questa "particolare" disciplina sportiva abc Magazine ha raccolto notizie dalla Federazione Italiana Pallapugno e intervistato il giocatore Massimo Vacchetto, che ci hanno raccontato tutti i particolari di un gioco antichissimo...

Quando e come nasce la pallapugno?
Molte discipline sportive vantano origini antiche, e la pallapugno è tra queste. I suoi progenitori sono il "follis" ed il "ludere espulsim" degli antichi Romani, che a quanto è dato sapere, consistevano nel colpire una palla con il pugno. La zona ad essi adibita, si chiamava "Spheristerium" e sferisterio è l'attuale stadio di pallapugno. Per molti secoli fu lo "Sport Nazionale" che appassionò plebe e nobiltà. Veniva giocato sotto i bastioni delle città utilizzando un "bracciale" di legno, sul genere delle mazze medioevali che colpiva la palla.

A quando risale la prima regolamentazione?
La prima regolamentazione ufficiale risale al 1555 con il trattato dedicato ad Alfonso d'Este da Scaino da Salò. Città italiane ospitano ancora i fasti del glorioso passato di questo sport: famosa è l'Arena Sferisterio di Macerata e caratteristica di una Torino "d'altri tempi", la zona del "Balon", nel XVI secolo teatro di disfide pallonistiche. La letteratura ha dedicato pagine alla pallapugno, nelle sue diverse forme. Escludendo Marziale e gli altri autori romani, non si può dimenticare Giacomo Leopardi il quale dedicò un'ode "A un vincitore nel Pallone" (Carlo Didimi da Treia), Gioacchino Belli, Goethe, l'appassionato Edmondo De Amicis che scrisse un libro "Gli azzurri e i rossi" dove esaltava la maestria gli eroi degli sferisteri. Gli ultimi cantori di questo sport, che con il passare del tempo ha costruito il suo feudo tra le colline piemontesi e le terre liguri, sono Cesare Pavese, Beppe Fenoglio e Giovanni Arpino.

Quali sono le regole della Pallapugno?
Le squadre sono formate da quattro giocatori, l'equipaggiamento consiste in una fasciatura in cuoio e tela a protezione del pugno e in una palla di gomma del diametro di 10 centimetri e 190 grammi di peso. Il battitore ha a disposizione un corridoio per prendere la rincorsa ed effettuare la battuta: la palla deve superare almeno la metà campo (45 metri); l'avversario deve rispondere al volo, oppure dopo il primo rimbalzo. I punti si contano come nel tennis (15, 30, 40, gioco) e, nel caso le due squadre siano 40 pari, si applica il "vantaggio", che concede il gioco solo dopo aver segnato due punti consecutivi. Vince la formazione che arriva prima all'undicesimo gioco. Lo scopo dei giocatori è quello di scagliare la palla oltre la linea di fondo del campo avversario o almeno di avvicinarvisi il più possibile; nel primo caso, quando la palla esca dal campo con un solo colpo, si fa il cosiddetto "intra". Se invece un giocatore manda la palla oltre il muro d'appoggio o direttamente al di là della linea laterale commette un fallo e perde un quindici. Spesso però i giocatori non riescono a fare "intra" e capita che la palla esca lateralmente dopo essere rimbalzata in campo, oppure che rimbalzi più volte nel campo avversario; in questo caso la palla non è più "buona" e non si può ribattere, ma solo fermare con le mani o con ogni altra parte del corpo. In corrispondenza del punto di arresto, lungo la linea laterale, l'arbitro pone una bandierina numerata chiamata "caccia". Dopo aver sistemato eventuali "cacce", o dopo aver conquistato un gioco, si cambia campo e chi prima era al ricaccio ora passa alla battuta; a questo punto la squadra in battuta deve conquistare le "cacce" tentando di scagliare il pallone oltre la linea immaginaria in corrispondenza della bandierina; ovviamente la squadra avversaria cercherà di bloccare la palla prima di tale linea, smorzando il tiro o ribattendo con forza al fine di non permettere ai terzini avversari di rispondere.

Intervista a Massimo Vacchetto, giocatore di Pallapugno.

Quando hai cominciato la pratica di questo sport e in che modo?
Come i miei due fratelli minori ho iniziato a praticare questo sport veramente da molto piccolo. I miei "primi pugni" nemmeno li ricordo! Mia mamma si è appassionata a questo sport da quando ha conosciuto mio papà, e da allora non si è mai persa una sua partita ovviamente portando sempre con se me, Paolo e poi anche Alessandro. Ogni "riposo" di ogni partita di mio papà era quindi una grande occasione per scendere in campo e provare a colpire la palla già dall'età di due o tre anni. Per quanto riguarda invece il mio primo campionato ho giocato all'età di 7 anni per la monticellese (la squadra in cui giocava mio papà in quell'anno) prendendo parte alla categoria "pulcini" nel ruolo di riserva ed occasionalmente di "terzino al largo". Il merito del mio avvicinamento alla pallapugno resta comunque dei miei genitori: mio papà, che giocando mi ha spinto ad imitarlo e che mi ha tramandato passione e segreti del mestiere, e mia mamma che mi ha sempre portato a vedere le partite!

Chi lo può praticare e a che età è bene cominciare?
Secondo me, e questo rimane un pensiero personale, come in tutte le discipline è bene iniziare a praticare da molto piccoli; quando si impara per imitazione come delle spugne e dove l'unico interesse è divertirsi! Anche se ritengo che un'età obbligata di inizio non ci sia: il segreto non esiste, ci vuole solo una grande passione, che è poi l'ingrediente fondamentale per affrontare qualsiasi impegno, sportivo e non della vita.

In cosa consiste l'allenamento?
Per quanto concerne l'allenamento è bene distinguere: fino ai 14-15 anni l'unico allenamento deve essere lo svago! Giocare con gli amici per divertirsi e farlo il più possibile! Poi crescendo con l'età e salendo di categoria non deve venire meno il divertimento ma diventa obbligato effettuare delle scelte! Nel caso in cui si opti per la pratica semiprofessionistica della pallapugno è bene iniziare ad essere seguiti da professionisti che possano dare del valore aggiunto ai giocatori dal punto di vista prettamente fisico così come affidarsi a tecnici in grado di perfezionarti anche dal punto di vista del gioco sul campo. Nel mio caso specifico sono seguito da un grande atleta delle Fiamme Gialle, Stefano Dacastello, che mi segue tutti i giorni e che mi imposta il lavoro pesistico ed atletico tanto nel periodo invernale (in cui il campionato è fermo) quanto nel periodo estivo (ossia nel pieno della stagione). Dal punto di vista tecnico sono seguito da Giulio Ghigliazza, ex giocatore di grande caratura, che segue gli allenamenti tecnici allo sferisterio cercando di intervenire sui punti deboli della squadra e che ha anche la funzione di motivatore. Non nascondo che un ruolo molto importante è ancora rivestito da mio papà con il quale non mancano mai gli scambi di consigli e dal quale scopro di aver sempre da imparare!

Quali caratteristiche fisiche sviluppa? Quali a livello psico-fisico?
Le caratteristiche fisiche che si cercano di sviluppare sono la potenza, la rapidità e la resistenza prime fra tutte! Mi prendo la licenza di asserire che la pallapugno è uno degli sport più completi in assoluto! Non esiste una caratteristica che possa prevalere sulle altre ma solo il giusto mix delle varie doti permette di raggiungere un buon livello di gioco. Fondamentali sono la lucidità mentale in ogni momento della gara, visto che le partite possono arrivare a durare anche quattro ore come nel tennis, la visuale di gioco e la freddezza. Queste sono caratteristiche che si possono migliorare con la pratica e con il tempo ma che non si possono inventare dal nulla!

Quali (se ci sono) i rischi?
I rischi, se così si possono definire, sono quelli classici degli sport in cui non vi sia contatto fisico: sto parlando della possibilità di infortuni muscolari prima di tutto. Un problema che si sta diffondendo negli ultimi tempi e che personalmente mi ha anche colpito due anni fa è la pubalgia: spesso si affrontano allenamenti molto duri per sostenere categorie superiori e si può incorrere in questo tipo di incidenti, che rimangono comunque nel limite del recuperabile! Potrà sembrare strano a sono rari i casi di traumi al pugno, al braccio o alla spalla; ma questo si può spiegare con la preparazione preventiva seguita durante l'inverno e con l'utilizzo di protezioni per colpire la palla!

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