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  Il Freeride

Intervista a Martino Colonna

Cos'è il Freeride? Quando nasce?
Il termine Freeride letteralmente significa "muoversi liberi" ed è stato coniato in America all'inizio degli anni Ottanta per identificare un modo di fare sport nel quale la libertà da schemi e da tecniche consolidate fosse il punto fondamentale. La nascita del freeride è stata una fuga dagli stereotipi e dall'organizzazione degli sport professionistici come ad esempio la coppa del mondo di sci alpino. Nel freeride la cosa importante non è il risultato, ma la sensazione che si prova nel fare sport. Non conta quanto ci si mette o quanto si va veloci ma piuttosto lo stile, la fluidità e la naturalezza con cui lo si fa. Un altro elemento fondamentale è il rapporto con la natura e l'armonia che si crea con essa. Proprio per questo motivo il freeride viene generalmente svolto in ambienti selvaggi e di grande bellezza. In realtà, guardando il passato, molti sportivi facevano già freeride senza magari conoscerne il termine. Penso agli sciatori fuoripista degli anni ‘30. Guardando certi vecchi filmati si capisce che lo spirito che muoveva quegli sciatori è identico a quello che ci spinge adesso verso la neve fresca: godere in libertà della natura interpretando il terreno nel modo più personale.

A quali sport si applica?
Il freeride si applica a qualsiasi sport che possa essere svolto all'aria aperta e che permetta di utilizzare in libertà lo spazio che la natura ci mette a disposizione. Si può fare freeride con la mountain-bile, con lo snowboard, con la canoa ma c'è anche chi lo fa con il monopattino o lo slittino!

E lo sci free ride?
Lo sci freeride per me è un po' l'essenza di tutti gli sport freeride. La neve ha alcune caratteristiche che la rendono unica. Permette di scivolare veloci, senza attriti, con grande fluidità e soprattutto di galleggiare, dando una sensazione di assenza di gravità unica nel suo genere. La neve poi ricopre tutto e consente di scendere in posti dove magari d'estate si potrebbe pensare che sia impossibile, attutendo gli impatti e dando la possibilità di saltare senza traumi da altezze che senza la neve sarebbero impensabili. Ma forse la cosa che rende veramente unica la neve è che lascia dentro di se la scia di chi la solca con i suoi sci o la sua tavola. Fermarsi alla fine di una discesa a riguardare la propria traccia è un grande regalo che la neve ci dona. La traccia è un po' come la firma che il freerider lascia sulla grande tela della natura, una firma del suo essere interiore e della sua creatività. Si possono capire molte cose di una persona guardando la sua traccia!

Esistono competizioni? Se sì, su quali regole si fondano?
Le competizioni sono un po' in antitesi con il vero spirito del freeride visto che per forza di cose impongono dei criteri definiti. In ogni modo i freerider sono riusciti a creare delle competizioni che almeno in parte hanno mantenuto lo spirito di libertà che contraddistingue il nostro sport. Esistono principalmente due tipi di gare: quelle a tempo nelle quali vince chi ci mette meno a scendere per un pendio di neve non battuta, e quelle a stile dove vince chi fa i salti più spettacolari, la linea più difficile e con lo stile più fluido. In questo secondo caso c'è una giuria che da dei giudizi sulla base di criteri prestabiliti. Ma per fortuna i giudici sono spesso i rider stessi e questo garantisce per ora una certa sincerità e correttezza nelle gare.

Quale l'allenamento giusto per praticarlo bene?
Il vero freerider scia per il piacere di farlo e quindi cerca di allenarsi divertendosi. Sicuramente sciare fuoripista richiede un po' più di allenamento rispetto allo sci in pista perché le gambe devono assorbire le asperità del terreno e ammortizzare gli atterraggi dai salti. La parte che deve essere più allenata è sicuramente quella delle gambe, anche se alla fine con una buona tecnica lo sforzo necessario per sciare in fuori pista è decisamente minore di quello che molti pensano. L'importante è sciare rilassati, in modo naturale e armonico. Il fisico e la tecnica devono assecondare il terreno e in questo modo lo sforzo diventa minimo. Chiaramente più uno è allenato più riesce ad essere fluido e armonico in breve tempo. Tornando a quello che dicevo prima, il migliore allenamento è quello che ti fa divertire e provare sensazioni simili a quelle del tuo sport preferito; se lo si riesce a fare immersi nella natura è molto meglio. Io in particolare cerco di allenarmi facendo freeride con la mountain-bike. Sci e mountain-bike sono due sport che per me sono perfettamente complementari. Quando la neve se ne va, mi viene la voglia di salire sulla mia bici e quando il clima diventa freddo mi viene naturale cominciare a pensare alla neve.

Quali gli effetti della pratica su corpo e mente?
Gli effetti sulla mente si possono capire facilmente guardando in faccia uno sciatore fuoripista alla fine di una discesa in neve fresca profonda. Sciare in neve fresca provoca uno stato di felicità e di serenità che io ho provato di rado. Gli effetti sul corpo sono generalmente positivi perché è uno sport dinamico che attiva i riflessi e fa muovere tutti i muscoli. Chiaramente come per tutti gli sport che si svolgono in un ambiente non controllato sono presenti dei rischi e sono possibili cadute traumatiche. Sicuramente l'allenamento aiuta a prevenire gli infortuni, ma la cosa più importante è conoscere bene l'ambiente in cui ci muove. Anche perché la montagna d'inverno non va mai sottovalutata, specialmente per quello che riguarda il pericolo delle valanghe. È fondamentale essere preparati, attrezzati con ARTVA (l'apparecchio per la ricerca dei travolti in valanga), pala e sonda nel malaugurato caso in cui uno del gruppo finisca dentro una valanga.

Ci parli del tuo libro?
Il mio libro "FREERIDE, Scivolare liberi nella neve con sci, snowboard e telemark" edito da Hoepli è il primo in Italia che si occupa di sci freeride. È un libro che tratta tutti gli aspetti del freeride, a partire dall'attrezzatura per arrivare alla tecnica sciistica. La parte più importante è quella che riguarda la sicurezza, ed in modo particolare le valanghe, che sono il maggior pericolo che un freerider può incontrare in montagna. Nel libro c'è anche una parte dedicata alla storia e una parte dedicata ai luoghi migliori dove fare freeride. Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare con i miei sci in tanti posti come la Groenlandia, le isole Svalbard, il Giappone, l'Alaska e la Patagonia e ho cercato di dare un po' di consigli per visitare i posti che ho trovato migliori per fare freeride. A breve sarà pubblicato anche il mio secondo libro "Uomini e Neve" edito da Versante Sud che ho scritto con il mio amico Franz Perini. Questo nuovo libro racconta attraverso immagini, parole ed interviste la storia dei più importanti freerider del passato e del presente, con snowboard e sci. Penso che da questo nuovo libro venga fuori in modo chiaro la grande passione che muove chi pratica questo sport e che ci spinge a lanciarci in neve fresca dopo ogni nevicata.

Martino Colonna
www.MARTINOCOLONNA.com

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